I dati globali evidenziano forti progressi dei fornitori su clima e diritti umani, ma le lacune di competenze bloccano l'effetto a cascata lungo la catena di fornitura
L'Italia tra i Paesi leader della sostenibilità: il 38% delle imprese raggiunge il livello "Advanced+", superando Spagna e Germania
Milano, 1° luglio 2026 – Le aziende presenti nelle catene di fornitura di primo livello (Tier 1) stanno registrando progressi significativi sugli obiettivi climatici e sui diritti umani all'interno delle proprie attività, ma questo avanzamento si blocca quando si passa alla loro catena del valore.
Quattro aziende su cinque (80%) valutate da EcoVadis non dispongono di un processo documentato per identificare o gestire i rischi di sostenibilità all'interno della propria catena di fornitura. Il 73% non rendiconta le emissioni Scope 3 a monte (upstream) e il 77% non traccia quelle a valle (downstream). Solo il 2% dispone di un meccanismo di reclamo esterno accessibile anche ai lavoratori della filiera profonda per segnalare violazioni dei diritti umani. Emerge inoltre un collo di bottiglia sul fronte della trasparenza: meno dell'1% delle aziende fornisce alle organizzazioni acquirenti dati di sostenibilità granulari e strategici.
Questi dati emergono dalla decima edizione dell'EcoVadis Sustainability Ratings Index, basata su quasi 200.000 schede di valutazione di oltre 100.000 aziende monitorate a livello globale tra il 2021 e il 2025. I dati analizzano le performance di queste realtà – tipicamente fornitori Tier 1 all'interno del network di oltre 1.400 multinazionali e acquirenti leader che utilizzano la piattaforma EcoVadis. Lo studio evidenzia che, sebbene le aziende valutate investano in sostenibilità, non la stanno ancora tracciando lungo la propria catena di fornitura.
Le aziende registrano progressi concreti sul fronte della sostenibilità interna, mettendo il clima al centro delle proprie strategie: il 46% dei fornitori valutati acquista o genera energia rinnovabile e il 38% offre formazione sul clima ai dipendenti. Tuttavia, il quadro resta a chiaroscuro: il 78% degli intervistati non ha ancora fissato obiettivi di riduzione della CO2 basati su criteri scientifici (science-based targets).
I punteggi relativi all'Ambiente registrano la crescita più significativa tra tutte le aree valutate, con un incremento medio di 9,6 punti in quattro anni. A livello globale, la quota di aziende che ha raggiunto il livello "Advanced+" (punteggi pari o superiori a 65 sulla scala EcoVadis 0-100) è più che raddoppiata, passando dal 17% del 2021 al 38% del 2025. Ottime performance anche sul fronte 'Lavoro e Diritti Umani', che ottiene il punteggio medio globale di 59,5: l'80% delle imprese adotta politiche formali di Diversità, Equità e Inclusione (DEI) e il 78% applica misure per la salute e la sicurezza del personale.
Un'accelerazione che vede l'Italia protagonista: nel nostro Paese la quota di aziende "Advanced+" è passata dal 21% al 38%, superando Spagna e Germania e allineandosi al Regno Unito. Anche il numero di aziende valutate è salito esponenzialmente, da 1.551 a 4.175.
Le pratiche di approvvigionamento (procurement) raccontano una storia diversa: la verifica delle performance dei fornitori rimane concentrata sulla burocrazia. Il 42% delle aziende si affida ancora a questionari per i fornitori non verificati, e solo il 46% richiede ai fornitori di firmare un codice di condotta sulla sostenibilità. Solo il 20% conduce audit in loco, un dato che è rimasto quasi invariato in quattro anni.
Anche l’integrazione dell'Intelligenza Artificiale nei processi di sostenibilità si scontra con il nodo della qualità dei dati. Secondo il report EcoVadis Barometer 2026, il 68% dei buyer aziendali ha già introdotto strumenti di IA nei propri programmi di acquisto sostenibile, e per il 62% di loro la priorità assoluta è proprio la validazione dei dati sulle emissioni di carbonio. Tuttavia, la base fornitori si rivela impreparata a supportare queste tecnologie: il 30% non fornisce alcun dato sul carbonio e il 26% dichiara soltanto stime aggregate.
"Le organizzazioni hanno sviluppato strumenti sofisticati per analizzare i dati di sostenibilità dei fornitori. Ma i fornitori non dispongono di tali dati o non possono trasmetterli in una forma utilizzabile dai software", ha dichiarato Sylvain Guyoton, Chief Ratings Officer di EcoVadis. "Un software migliore non colma questo divario. Il problema della misurazione risiede nella base fornitori stessa e, per risolverlo, è necessario un impegno costante nel tempo: valutazioni strutturate, punteggi delle performance e un monitoraggio documentato".
Gran parte di questo divario di competenze dei fornitori può essere colmato attraverso un coinvolgimento mirato e una roadmap per il miglioramento. Indipendentemente dalle dimensioni e dal settore, le aziende che hanno ottenuto più valutazioni EcoVadis superano quelle valutate per la prima volta con una media di 12 punti in più (63,2 contro 51,5). Ciò si traduce in un maggior numero di fornitori che migliorano le proprie pratiche di sostenibilità e trasmettono dati accurati lungo la catena.
"Le aziende disposte a considerare il coinvolgimento dei fornitori come un processo continuo, anziché come un adempimento di conformità una tantum, riescono a colmare la distanza tra le proprie intenzioni e ciò che sono effettivamente in grado di verificare", ha concluso Guyoton.
Informazioni sull'EcoVadis Sustainability Ratings Index
La decima edizione dell'EcoVadis Sustainability Ratings Index analizza i dati di rating anonimizzati delle aziende valutate sulla piattaforma EcoVadis nel corso degli anni solari compresi tra il 2021 e il 2025. Tutti i punteggi sono espressi sulla scala EcoVadis da 0 a 100 e valutano i sistemi di gestione attraverso sette indicatori chiave che coprono quattro macro-aree: Ambiente, Lavoro e Diritti Umani, Etica e Acquisti Sostenibili.
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2021 |
2022 |
2023 |
2024 |
2025 |
|
|
Numero di valutazioni (totale) |
22846 |
31765 |
38207 |
49147 |
53434 |
|
Francia |
3056 |
3814 |
4381 |
5625 |
6032 |
|
Germania |
2012 |
3069 |
3729 |
4967 |
5420 |
|
Stati Uniti |
2938 |
3687 |
4732 |
5349 |
5233 |
|
Cina |
2216 |
3320 |
3965 |
5435 |
5140 |
|
Italia |
1551 |
2328 |
2822 |
4008 |
4175 |
|
Regno Unito |
1394 |
1958 |
2195 |
2945 |
3169 |
|
Spagna |
202 |
1192 |
1354 |
1687 |
1925 |
|
2021 |
2022 |
2023 |
2024 |
2025 |
|
|
% di aziende con punteggio pari o superiore a 65 (totale) |
11% |
13% |
15% |
19% |
29% |
|
Francia |
24% |
28% |
30% |
36% |
50% |
|
Germania |
10% |
13% |
16% |
20% |
33% |
|
Stati Uniti |
4% |
6% |
7% |
9% |
15% |
|
Cina |
0% |
1% |
3% |
9% |
21% |
|
Italia |
21% |
21% |
25% |
29% |
38% |
|
Regno Unito |
13% |
18% |
22% |
27% |
38% |
|
Spagna |
14% |
17% |
25% |
29% |
34% |
Per ulteriori informazioni e per scaricare il report completo, visitare il sito: ecovadis.com/insights/index-2026-it/
EcoVadis è un'azienda guidata da uno scopo, la cui missione è incorporare le informazioni sulla sostenibilità nei processi decisionali delle catene di fornitura globali. Le sue soluzioni di rating, rischio, carbonio, e-learning e worker voice consentono alle organizzazioni di analizzare le performance dei fornitori, gestire i rischi normativi e operativi, guidare la riduzione delle emissioni di gas serra e costruire catene del valore più resilienti. Nel 2024, EcoVadis ha acquisito Ulula, una piattaforma specializzata nella tutela e ascolto dei lavoratori, ampliando le proprie competenze nella due diligence sui diritti umani e nella raccolta di informazioni dirette dai dipendenti. Più di 175.000 aziende in 250 settori e 185 Paesi utilizzano EcoVadis, tra cui Ferrero, Lavazza, Rete Ferroviaria Italiana, Johnson & Johnson, L’Oréal, Unilever, Bridgestone, BASF e JPMorgan. Per saperne di più:ecovadis.com/it e LinkedIn.
Contatti per la stampa
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